La volta della Cappella Sistina, affrescata da Michelangelo Buonarroti nel periodo compreso fra il 1508 e il 1512 è uno dei cicli d’affreschi più noti della storia dell’arte. Il programma iconografico alla base di questi dipinti è parecchio complicato e come già accennavo nel post dedicato all’iconografia, non può essere opera dell’artista, ma senza dubbio di dotti teologi e letterati.
Pur operando in un contesto prestabilito Michelangelo ebbe modo di liberare il suo geniale estro creativo e realizzare il capolavoro assoluto che tutti conosciamo. Bisogna però sottolineare che anche in un contesto simile, la cappella dei papi, nella capitale della cristianità, l’artista riuscì ad inserire elementi del tutto insoliti, quelle che Massimo Birindelli nel bellissimo libro “Piazza San Pietro” chiama “relazioni nascoste” o anche “connessioni difficili”. Negli affreschi della volta se ne trovano diverse, alcune forse casuali, altre certamente no.
La prima che andiamo a vedere riguarda l’episodio del peccato originale e della cacciata dei progenitori. La scena è divisa in due parti pressochè uguali dall’albero attorno al quale è attorcigliato il serpente, che guarda caso ha un corpo di donna, in base alla concezione nata nel Medioevo che la donna è tentatrice e tende sempre ad attirare l’uomo in situazioni peccaminose. Questa teoria si basava proprio sull’episodio biblico che stiamo vedendo, per il fatto che fu Eva a suggerire ad Adamo di mangiare la mela e a porgergliela.
C’è però una differenza. Nel testo della Genesi il peccato dei progenitori non è di natura sessuale, ma di superbia: mangiando la mela pensano di diventare come Dio. Con il tempo invece si cominciò ad associare il peccato originale al sesso, e anche Michelangelo segue questa convinzione, anzi la rafforza con l’inserimento di una relazione nascosta. Nella scena di sinistra, la testa di Eva è girata in una posizione piuttosto scomoda per prendere la mela che le dà il serpente, ma se la ruotiamo verso sinistra si trova con i genitali di Adamo a contatto delle labbra, quasi come se i due fossero stati interrotti dal tentatore – o dalla tentatrice in questo caso – mentre erano intenti alle loro “faccende”.
Nella scena di destra i progenitori vengono cacciati dal paradiso terrestre e non si può non notare come appaiano diversi rispetto a prima. Guardiamo in particolare ancora Eva: il suo volto è raggrinzito, invecchiato, sembra quasi una strega, sopratutto se lo confrontiamo con il bel viso della scena di sinistra. La figura è decisamente appesantita ed ingobbita, praticamente un’altra donna rispetto alla prosperosa fanciulla che raccoglie la mela, come se il peccato avesse stravolto anche il suo corpo
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Tags: adamo ed eva, cappella sistina, michelangelo buonarroti, relazioni nascoste, segreti, volta


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Nella scena del peccato originale Michelangelo interpreta la Genesi. L’albero della vita è il pene, quello della conoscenza del bene e del male è la vagina. Dall’avvolgimento dei due sessi si ha la procreazione di altri uomini cioè la piena somiglianza con Dio. La serpentessa, femmina quindi, avvolge l’abero del pene che diventa rigoglioso, pieno di vita. Al contrario l’abero rinsecchito che è sullo sfondo simbolo della sessualità fine a sè stessa. Il frutto proibito dunque che non si deve mangiare ne toccare è il pene e quanto esce dal pene: lo sperma. Non è certamente un riferimento pornografico ma l’allusione al fatto che Dio si fa seme per dare all’uomo la possibilità di essere come Dio, anzi di essere Dio. Lo sperma quindi non va mangiato ma messo dove è giusto che vada messo. Un pene quello che porge il serpente a Eva; si guardi bene bene. Ecco il peccato originale: la sessualità fine a se stessa senza procreazione. Il Dio che si fa testicolo quindi per dar vita al seme è descritta nella cosiddetta creazione di Adamo. Quello che si vede in sezione non è quindi un cervello come si sta dicendo da anni ma la sezione di un testicolo. Le due mani che si toccano con il dito indice è un’immagine speculare: Dio e l’uomo sono la stessa cosa.
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