Strange Art
Il lato insolito dell'arte
Iconografia: curiosità nascoste, scherzi e misteri vari nelle opere d’arte
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Se solo ci fermiamo un attimo a riflettere possiamo trovare innumerevoli differenze fra l’arte del XX° e XXI° secolo rispetto a quella del passato. Tra la produzione artistica contemporanea e quella medievale o moderna. Una di queste è la difficoltà di comprensione che sperimenta chi si avvicina ad un quadro astratto, rispetto a chi osserva un’Annunciazione o un paesaggio.

In linea generale chi non possiede almeno una conoscenza di base incontrerà parecchie difficoltà nell’avvicinarsi ad un’opera d’arte dei nostri giorni, sicuramente molte meno di chi entra in contatto con un’opera del passato, anche se per una lettura approfondita sono comunque necessarie conoscenze specifiche. Del resto un tempo l’arte era considerata la “Bibbia dei poveri”, il mezzo privilegiato per insegnare la storia sacra a chi non sapeva leggere, mentre da tempo ormai è appannaggio di un numero decisamente più limitato di fruitori.



Chi paga decide tutto: l’Adorazione dei magi del Ghirlandaio

Questo cambiamento radicale, che si è realizzato gradualmente nel tempo, è dovuto essenzialmente alla grande libertà di cui godono oggi gli artisti, limitata in pratica solo dalla loro immaginazione e dalla loro capacità creativa.

Un tempo ovviamente le cose non andavano in questo modo. L’artista lavorava essenzialmente su commissione: chi pagava l’opera, fosse esso un privato, un’istituzione, un ente ecclesiastico, un nobile, stabiliva il tema dell’opera, talvolta indicava il numero di personaggi che dovevano venire rappresentati, precisava i colori da utilizzare (alcuni erano particolarmente costosi a causa degli ingredienti che venivano utilizzati), e magari chiedeva anche che uno dei personaggi avesse le sue fattezze.

Un esempio illuminante è offerto dal contratto che Domenico Ghirlandaio stipulò nel 1485 con il priore dello Spedale degli Innocenti di Firenze, per la realizzazione di un dipinto raffigurante “L’adorazione dei magi”: Che oggi questo di XXIII d’ottobre 1485 el detto messer Francesco dà e alluoga al sopradetto Domenico a dipignere uno piano, el quale è fatto e à avuto da detto messer Francesco, el quale piano à fare buono detto Domenico cioè a pagare, e a à colorire e dipignere detto piano, tutto di sua mano, in modo come apare, e più e meno secondo che a me frate Bernardo parrà che stia meglio, non uscendo del modo e composizione di detto disegno; e debbe colorire detto piano tutto a sua spese di colori buoni e oro macinato nelli adornamenti dove acadranno, con ogn’altra spesa che ‘n detto piano acadessi, e l’azurro abbia a esse oltramarino di pregio di fiorini quatro l’oncia in circa [...].

In pratica dal contratto del Ghirlandaio vediamo che l’artista doveva sottostare a tutta una serie di condizioni, fra le quali talvolta era compresa anche la qualità del colore utilizzato – in questo caso l’azzurro oltremare, pigmento particolarmente prezioso ottenuto dalla polvere del lapislazzuli doveva essere di quello più pregiato.




I temi delle grandi opere

Se poi si trattava di opere complesse, di grandi dimensioni – ad esempio gli affreschi della volta della Cappella Sistina di Michelangelo, o della Cappella Brancacci di Masaccio – c’erano fior di letterati, dotti e teologi che elaboravano il tema iconografico e davano precise disposizioni all’artista su come realizzare il proprio lavoro.

Esprime in modo lampante questo concetto Federico Zeri quando a proposito del Buonarroti scrive: “E’  assolutamente impossibile che la volta della Sistina (una miniera di significati in cui troviamo l’Antico e il Nuovo Testamento, i Dieci Comandamenti; in cui persino la costruzione delle singole figure, soprattutto quelle dei profeti, ha un significato simbolico e allegorico) sia stata partorita dalla mente dello stesso Michelangelo che non poteva avere delle conoscenze teologiche così profonde.”

Il grosso cambiamento di cui parlavo all’inizio è dovuto proprio al venir meno di un codice iconografico che consenta a chi osserva l’opera di interpretarla, di coglierne il soggetto ed altri aspetti essenziali. In definitiva di leggerla. In qualche modo lo spartiacque è proprio questo: esiste una pittura e più in generale un’arte figurativa modellata basandosi su una struttura iconografica, ed una completamente slegata da quest’ultima. L’arte contemporanea rientra ovviamente nel secondo caso.




Iconografia e iconologia cosa significano?

Per capire meglio di cosa stiamo parlando possiamo far riferimento alle teorie di Erwin Panofsky in materia di iconografia e iconologia. In pratica lo storico dell’arte tedesco propone tre livelli di lettura per un’opera d’arte: uno pre-iconografico, uno iconografico ed infine uno iconologico. Prendiamo ad esempio un tema diffusissimo nell’arte: la Natività. La prima fase di lettura, quella preiconografica prevede una descrizione del soggetto raffigurato senza alcun riferimento al significato: un neonato in una stalla con i genitori e due animali.

Con la lettura iconografica noi siamo in grado di riconoscere in quei personaggi Gesù bambino, la Madonna, San Giuseppe oltre ovviamente all’asino e al bue. Il terzo livello ci permette di trovare i collegamenti fra l’immagine che abbiamo davanti e il contesto culturale che l’ha generata; in altre parole noi possiamo ricollegare la Natività alla fede cristiana, al concetto di redenzione e così via.




I tempi cambiano, gli artisti anche

L’esistenza di un codice iconografico ha quindi fornito una chiave sicura di interpretazione delle arti figurative, mentre la “subordinazione” dell’artista nei confronti del committente ha, fino a che le cose non sono cambiate, posto dei paletti e dei limiti precisi alla creatività. Nel corso dei secoli naturalmente la situazione si è gradualmente modificata.

Si è passati infatti da un’arte caratterizzata in larghissima parte da soggetti religiosi (almeno fino al XV secolo) ad una progressiva differenziazione dei generi che si è affermata in modo evidente nel corso del ‘600, secolo in cui conobbero una grande diffusione la natura morta, il paesaggio, la scena di genere – tipica in particolare della pittura olandese. Tale evoluzione proseguì nel secolo successivo per arrivare a compimento nell’800 con gli impressionisti, ma non solo con loro.

Questo graduale cambiamento non avrebbe avuto luogo senza il verificarsi di un altro processo: il mutamento di status dell’artista. Nel secondo millennio si passa infatti dall’artista visto come un artigiano o poco più, uomo dedito al lavoro manuale (le cosiddette arti meccaniche) – nel periodo medievale – ad un lento ma inarrestabile accrescimento del suo prestigio sociale in epoca rinascimentale, per giungere infine ad una completa libertà espressiva nel corso dell’800.

In questo lasso di tempo la parte sulla quale dobbiamo focalizzare l’attenzione è quella che va dal Basso Medioevo fino al XVII° secolo, un periodo in cui l’arte sacra fece la parte del leone, e in cui il controllo della chiesa sulla produzione artistica fu piuttosto serrato, in particolar modo nell’età della Controriforma. A partire dal ‘700 per tutta una serie di ragioni tale controllo si allentò decisamente consentendo una maggiore autonomia creativa, che aumento progressivamente fino al secolo successivo.




Arte sacra, ma non troppo

Nel periodo sopra menzionato l’artista, come abbiamo visto, si trovava ad operare in un contesto ben delimitato e doveva sottostare a tutta una serie di condizioni date, nonostante questo riuscì comunque a ritagliarsi degli spazi di libertà e inevitabilmente riusciva a inserire nell’opera qualcosa di suo. In alcuni casi poi andava oltre creando opere con al loro interno elementi in in contrasto con il messaggio che si voleva veicolare.

Quasi dei contenuti subliminali che solo un osservatore attento ed esperto era in grado di captare. Troviamo così scene di storia sacra con elementi poco pertinenti, o in palese contrasto con il messaggio “principale”, particolari blasfemi in opere all’apparenza perfettamente ortodosse, allusioni sessuali più o meno velate, rappresentazioni oscene col pretesto di un soggetto mitologico o biblico. Gli esempi sono vari e numerosi per tutte le epoche storiche e scopo di questo blog è anche quello di scoprirli e spiegarli.


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6 Comments to “Iconografia: curiosità nascoste, scherzi e misteri vari nelle opere d’arte”

  1. [...] alla base di questi dipinti è parecchio complicato e come già accennavo nel post dedicato all’iconografia, non può essere opera dell’artista, ma senza dubbio di dotti teologi e letterati. Pur operando [...]

  2. Paprik'Art scrive:

    … a tal proposito è inevitabile, se non naturale rimandare all’esposizione che si svolge in questo momento a Parigi nelle gallerie nazionali del “Grand Palais” fino al 6 luglio 2009 “Une image peut en cacher une autre” ovvero “un’immagine puo’ nasconderne un’altra”
    Da Arcimboldo a Dali’ passando dalle espressioni più contemporanee, il percorso si articola attorno ai grandi temi promettendo al visitatore delle belle sorprese ! web dell’esposizione: http://www.rmn.fr/Une-image-peut-en-cacher-une-autre

  3. PaprikArt scrive:

    In tema e da non perdere, l’esposizione a Parigi nelle gallerie del Grand Palais fino al 6 luglio 2009.
    “une image peut en cacher une autre” ovvero: “Un’immagine puo’ nasconderne un’altra”

  4. [...] precursori di Cristo e dagli episodi biblici nei pennacchi e da molti altri motivi decorativi. Un tema iconografico che certamente non può essere stato elaborato solo da Michelangelo, ma che presuppone [...]

  5. [...] Il concetto è sempre più o meno il solito: nei secoli passati gli artisti non potevano rappresentare liberamente soggetti erotici o comunque contrari alla morale cristiana dominante e perciò lo facevano utilizzando dei sotterfugi e dei pretesti. [...]

  6. [...] sono ricreduto. Non a caso proprio in questo blog in più di un’occasione sono andato a cercare dettagli insoliti e particolari curiosi all’interno delle opere d’arte di tutti i [...]

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