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Il Sacrificio di Isacco di Caravaggio: un’analisi in video
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Caravaggio: il sacrificio di Isacco

Caravaggio: il sacrificio di Isacco

Uno dei capolavori più interessanti di Caravaggio analizzato in tre minuti. Ecco in estrema sintesi cosa vedrai in questo video. Personalmente devo dire che questo quadro mi ha sempre colpito per due cose: il grido di Isacco e la determinazione del padre che brandisce il coltello.

Se non ricordo male questo dipinto ha rappresentato il mio primo incontro con Caravaggio, in foto, e da lì mi è venuta voglia di approfondire la conoscenza, anche il faccia a faccia agli Uffizi non è stato niente male.

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Trascrizione del video:

Ciao, sono Michelangelo Moggia, oggi voglio presentarti uno dei dipinti più belli e più particolari di Caravaggio: il Sacrificio di Isacco. Questo quadro è stato dipinto nel 1603 ed è ispirato ad un episodio tratto dall’Antico Testamento: quello in cui Dio per mettere alla prova la fede di Abramo gli chiede di sacrificargli il suo unico figlio Isacco.

Abramo accetta, ma mentre sta per uccidere il bambino, un angelo inviato dal cielo interviene e lo ferma. Caravaggio fotografa proprio questo istante. E’ un momento molto concitato dove varie forze agiscono una contro l’altra: Isacco grida e si agita per tentare di liberarsi dalla presa ferrea del padre, lo conferma il pollice dell’uomo premuto sulla sua guancia.

Abramo con un braccio cerca di trattenere il figlio, mentre con l’altro tiene ben stretto il coltello col quale sta per colpirlo. Allo stesso tempo tenta di liberarsi dalla presa dell’angelo e sembra non capire perché questo cerchi di fermarlo, non a caso gli rivolge uno sguardo corrucciato. L’angelo infine blocca il braccio di Abramo giusto in tempo e gli indica l’ariete lì a fianco, che è rimasto impigliato in un cespuglio con le corna, per sacrificarlo al posto di Isacco. Come in tutti i quadri del Caravaggio la luce ha un ruolo fondamentale.

Il gruppo in primo piano infatti viene illuminato da una luce radente, forte, che scolpisce i volumi facendoli risaltare ed evidenzia i nodi cruciali:  la schiena e le braccia dell’angelo, il viso e il coltello di Abramo, la spalla e il volto di Isacco, il muso del montone. Una luce che simboleggia inoltre la luce divina che illumina anche la mente. A proposito di simboli anche l’ariete tradizionalmente veniva considerato una metafora di Cristo che si offre per essere sacrificato al posto dell’umanità, rappresentata da Isacco.

Tutto nel quadro è dipinto con molto realismo, sembra quasi una fotografia scattata nel momento culminante dell’azione: quella che vedi sembra un’immagine reale, concreta, sembra un’immagine di persone in carne ed ossa in tutta la loro umanità. La verità viene raffigurata senza alcun filtro, così come appare. E’ una delle caratteristiche tipiche dello stile di Caravaggio come puoi verificare da tante altre sue opere.

Il paesaggio stesso sullo sfondo è la rappresentazione di un luogo reale, non è il classico paesaggio ideale che compare in tanti quadri dell’epoca ed è una scelta anomala per Caravaggio visto che di solito le sue scene si svolgono al chiuso o hanno comunque uno sfondo appena accennato e limitato a pochi dettagli.

Infine una curiosità: qualcuno sostiene che in questo dipinto Caravaggio mandi una richiesta di aiuto, in codice, al suo protettore il cardinale Del Monte. L’artista si sta nascondendo perché braccato da alcuni sicari che vogliono ucciderlo. Nel quadro perciò Isacco rappresenterebbe il Caravaggio, mentre l’angelo il cardinale Del Monte al quale viene chiesto di salvare il pittore da chi vuole ucciderlo. L’angelo inoltre indicherebbe con il dito non il montone ma il paesaggio ovvero il luogo dove il pittore si nasconde.

A me personalmente sembra un’ipotesi poco probabile visto che Caravaggio venne condannato a morte e visse in latitanza a partire dal 1606, due-tre anni dopo la realizzazione di questo quadro.


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