Strange Art
Il lato insolito dell'arte
Il male nell’arte: Paolo Uccello e la pala del Corpus Domini
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Uno degli aspetti che più mi appassionano dell’arte antica è la possibilità di imparare, anche da dettagli all’apparenza secondari, molto dello spirito dei tempi, dei modi di pensare, degli usi e costumi dell’epoca in cui l’opera è stata realizzata.

Pensavo a queste cose guardando le immagini con il “Miracolo dell’ostia profanata” di Paolo Uccello che fa parte di un’opera più complessa: la pala del Corpus Domini di Giusto di Gand. Di questo grande dipinto che si trova nella Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, Paolo Uccello dipinse solo la predella, ovvero i riquadri, le storie secondarie che stavano sotto l’immagine principale. Paolo realizzò prima la predella, poi abbandonò la commissione che venne affidata dopo varie peripezie a Giusto Di Gand.

Ma veniamo a noi: la predella è composta da sei riquadri che narrano una storia terribile. Un episodio che ai nostri giorni non può che farci inorridire, ma che all’epoca dell’artista (1465-1469) rientrava nella perfetta normalità delle cose.

Immagini della Predella di Paolo Uccello

I dipinti sono ispirati alMiracolo dell’Ostia profanata” un episodio leggendario risalente al 1290 e raccontato da Giovanni Villani. In breve nella prima scena si vede un ebreo proprietario di un banco di pegni che riceve da una donna cristiana un’ostia consacrata. L’uomo per ridare indietro un abito lussuoso che la donna aveva lasciato in garanzia le chiede di portargli proprio un ostia consacrata con l’intento poi di profanarla.

Da notare sul camino lo scorpione, simbolo spregiativo per indicare gli ebrei, già in uso dalla tarda antichità.

Da notare anche la massima attenzione alla prospettiva da parte dell’artista, nella costruzione degli ambienti e degli oggetti. Una vera e propria fissazione che in qualche modo penalizzò l’arte di Paolo Uccello a scapito della veridicità delle figure (che in molti casi sono poco realistiche e non proiettano l’ombra).

Nella seconda scena l’ebreo, in casa propria, mette sul fuoco l’ostia che comincia a sanguinare abbondantemente: l’effetto “splatter” è assicurato e il rigagnolo di sangue arriva fin oltre la porta di casa facendo così scoprire il misfatto.

Sulla destra infatti i soldati sfondano la porta e fanno irruzione in casa dell’uomo cogliendolo sul fatto. Con una certa naturalezza l’artista mostra la moglie e i bambini spaventati.

Nel terzo riquadro si ha la processione riparatoria con l’ostia che viene riportata solennemente in chiesa dal papa in persona.

Nel quarto la donna che si è macchiata di questo sacrilegio, ma considerata meno colpevole dell’ebreo come vedremo, sta per essere impiccata ad un albero. La presenza dell’angelo indica che la sua sorte eterna non è ancora segnata ed è perciò prevista la possibilità del pentimento e della salvezza.

Nella penultima scena tutta la famiglia dell’ebreo viene messa al rogo, bambini compresi. Questo riquadro in particolare ci mostra come all’epoca (siamo nel XV secolo) tutto ciò venisse considerato normale: la giusta e logica punizione per un atto così grave. In questo caso peraltro non c’è nessuna possibilità di redenzione e di perdono trattandosi di infedeli (lo dimostra anche l’assenza di angeli o altri segni celesti).

L’ultima tavola infine si ricollega a quella del supplizio della donna: prima della sepoltura in terra consacrata (siamo all’interno di una chiesa o comunque nel terreno antistante) gli angeli e i diavoli si contendono la sua anima, anche se possiamo star certi che dall’atteggiamento benevolo dei due angeli la sua salvezza non è in dubbio.

L’ultima curiosità la riservo ai due diavoli che sono tutti graffiati e rovinati: la furia popolare nel corso degli anni non ha mancato di scagliarsi contro questi due simboli del male. Non è la prima né l’ultima volta: in molti dipinti e opere a carattere religioso il popolo non esitava a deturpare i personaggi negativi, il demonio e Giuda su tutti. Al giorno d’oggi scatterebbe probabilmente una denuncia per danneggiamenti. Anche in questo caso lo spirito dei tempi era un po’ diverso.


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