Strange Art
Il lato insolito dell'arte
Van Dyck e i ritratti dell’avaro
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Antoon Van Dyck - Ritratto di gentiluomo genovese

L’ispirazione per questo post mi è venuta guardando un libro su Antoon Van Dyck, e in particolare guardando i magnifici ritratti eseguiti durante il soggiorno a Genova.

A mio modesto parere credo che probabilmente Van Dyck sia stato il più grande ritrattista mai vissuto, o comunque se proprio non vogliamo essere così categorici, lo metterei tra i primi cinque (gli altri sceglieteli pure voi).

Ho guardato i tanti personaggi ritratti – l’aristocrazia genovese faceva a gara per farsi dipingere da questo artista che poteva contare, oltreché sulla sua personale bravura, sul fatto di essere stato allievo di Rubens che a Genova aveva lasciato un ottimo ricordo – e sono rimasto colpito in particolare da due di questi.

Mi riferisco a quello del gentiluomo genovese e dal suo pendant che raffigura la moglie. Entrambe i protagonisti sono sobriamente vestiti in nero con un ampia gorgiera bianca che spicca e fa risaltare il viso; entrambi sono seduti ed entrambi sono piuttosto avanti negli anni.

L’uomo in particolare è ingobbito e tiene la testa incassata sulle spalle. Lo sguardo a mio giudizio è il punto di forza del dipinto e mescola un insieme di espressioni e sentimenti ben precisi: sicuramente stanchezza come evidenziano le palpebre socchiuse, ma allo stesso tempo un energia appena assopita e un’intelligenza pronta a risvegliarsi o forse meglio ancora una buona conoscenza di come funziona il mondo. Assieme a tutte queste cose aggiungerei anche la diffidenza.

In generale questo ritratto mi fa pensare, anche per la postura, al tipico uomo ricco e avveduto, vorrei dire avaro (non se ne abbiano a male gli amici genovesi visto che sono anch’io ligure).

Alcune di queste caratteristiche si ritrovano anche nel ritratto della moglie che, meno oppressa dagli anni, mantiene un portamento più energico ed altero rispetto al marito ed uno sguardo vivace, pronto, che anche in questo caso mostra una persona che sa il fatto suo e sa destreggiarsi nelle vicende della vita.

Per fare un confronto con altri artisti, trovo che, sopratutto per quanto riguarda l’uomo, Van Dyck rappresenti in modo più raffinato e più sottile la personalità dell’uomo senza indugiare su aspetti grotteschi e caricaturali come invece fanno in modo più o meno marcato altri artisti nordici quando ritraggono l’emblema dell’avaro: il cambiavalute.

Basta osservare i dipinti di Quentin Metsys, di Marinus Van Reymerswaele che ha realizzato diversi dipinti con questo soggetto (esempio n.2, esempio n.3) o anche il ricco stolto di Rembrandt per rendersi conto dell’abilità di Van Dyck nel cogliere l’interiorità della persona ritratta senza l’ausilio di nessun oggetto o altro elemento che possa suggerirne la professione o la tendenza.


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