Strange Art
Il lato insolito dell'arte
La Camera degli sposi di Andrea Mantegna
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La Camera degli sposi è una delle stanze del castello di San Giorgio di Mantova, dove Andrea Mantegna, pittore di corte dei Gonzaga, realizzò una serie di affreschi. In origine si chiamava più semplicemente “Camera Picta” ovvero “Camera Dipinta”, poi in seguito venne rinominata Camera degli Sposi.

Lo scopo degli affreschi alle pareti è sostanzialmente la celebrazione della corte di Ludovico Gonzaga marchese di Mantova. Un principe che si trovò a capo di un piccolo regno ma che seppe accrescerne l’importanza con un’abile politica di alleanze e contatti, oltreché con un la sua attività di mecenate.

Le immagini rappresentate mostrano scene della vita di corte: ma quali sono gli aspetti più insoliti? Ce ne sono diversi. Cominciamo dal soffitto dove Mantegna dipinse una delle sue opere più celebri e più innovative. L’affresco simula un’apertura sul soffitto che sembra ispirata alla cupola del Pantheon; ma in questo caso non c’è niente della solennità dell’antico tempio romano. Dalla balaustra si affacciano una nobildonna con la sua serva di colore che ha in testa un tipico copricapo orientale, altre donne, putti alati e perfino un pavone. Guardano con curiosità verso il basso, come se si divertissero vedendo quello che accade al di sotto.

C’è anche un grosso vaso o recipiente di legno con una pianta posto in bilico sul parapetto, l’impressione è che possa cadere da un momento all’altro. Alcuni putti sporgono con la testa attraverso le aperture tonde della balaustra, mentre altri ci mostrano, visti in uno scorcio estremo, i rotoli di grasso delle loro gambotte. In generale il tutto ha un effetto divertente e giocoso: questo aspetto, unito a quello illusionistico, rende l’opera qualcosa di unico e di inedito per l’epoca in cui è stata eseguita (1456-1474).

Le immagini più in basso sono di tutt’altro tenore: sono rappresentazioni ufficiali e celebrative della corte del marchese Ludovico Gonzaga. Nella parete nord Mantegna, che non rinuncia comunque all’effetto illusionistico con i tendaggi dipinti che si aprono, raffigura il marchese seduto in trono, circondato dai familiari e da altri membri della sua corte.

Anche qui troviamo alcuni aspetti interessanti. Il primo riguarda il segretario di Ludovico che parla con il suo padrone. L’uomo ha un evidente nasone a becco d’aquila (è rappresentato con molto realismo a differenza dei vari Gonzaga come vedremo più avanti). Guardandolo attentamente si nota che è alto pressappoco come Ludovico seduto. I casi sono due: o il marchese era un gigante o più probabilmente Mantegna, forse anche solo inconsciamente, era ancora legato alla convenzione figurativa medievale di rappresentare i personaggi più importanti di dimensioni maggiori rispetto agli altri.

A fianco di Ludovico si vedono la marchesa seduta e intorno i vari figli della coppia: hanno vesti sfarzose con decorazioni dorate; questo dettaglio doveva evidenziare la ricchezza e la potenza della famiglia.

C’è un altro aspetto da segnalare: i vari personaggi hanno tutti un aspetto gradevole, ma probabilmente l’artista qui ha “eliminato” certi difetti. La zona di Mantova era piuttosto malsana a causa dei terreni paludosi e molti dei Gonzaga erano affretti da malaria e rachitismo. E’ assai probabile che il loro aspetto fisico risentisse di questi fattori esterni, tanto è vero che un membro della famiglia Sforza di Milano si rifiuto di sposare una figlia di Ludovico per la sua bruttezza. In conclusione se da un lato Mantegna rappresentò il segretario del marchese così com’era, probabilmente con i suoi figli “sorvolò” su certi difetti fisici. Non era questa certo la prima volta che un pittore realizzava un ritratto poco somigliante.

Infine nella parete ovest della Camera degli sposi l’artista ha rappresentato l’incontro tra Ludovico Gonzaga con il figlio Francesco divenuto cardinale. L’incontro avviene fuori città, mentre il marchese si sta preparando per la caccia, almeno a giudicare dal cavallo sellato e dai servitori che tengono al guinzaglio i mastini.

Ludovico fa un gesto misurato di benvenuto con la mano destra alzata: in generale tutti i presenti hanno un contegno molto posato. Per la maggior parte sono raffigurati di profilo, alla maniera dei ritratti celebrativi rinascimentali ispirati alle monete antiche.

L’altro dettaglio interessante riguarda la città sullo sfondo: per logica dovrebbe essere Mantova, ma in realtà non è così. Sia per il fatto che non si trova in pianura ma su un colle, sia per gli edifici rappresentati che sono quasi certamente ricollegabili a Roma (che peraltro si trova sui colli).

Il motivo è legato molto probabilmente ancora una volta alla celebrazione della famiglia Gonzaga. Assieme a Francesco, divenuto cardinale, Mantegna ha ritratto altri nobili europei alleati con il marchese Ludovico. Il senso dell’immagine è quindi la celebrazione dei Gonzaga e delle loro alleanze, tra le quali, dopo la nomina a cardinale di Francesco, rientrerebbe anche il papa: questo spiegherebbe perché l’artista ha posto Roma e non Mantova sullo sfondo.

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  1. [...] background-position: 50% 0px; background-color:#222222; background-repeat : no-repeat; } http://www.strangeart.it – Today, 3:07 [...]

  2. [...] Il museo di Palazzo Ducale di Mantova, che fu la residenza della famiglia Gonzaga: all’interno il museo ospita diverse raccolte tra quadri, sculture, arredi, ma sopratutto gli affreschi della Camera degli Sposi di Andrea Mantegna. [...]

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