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La Gioconda di Leonardo: analisi in video
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La Gioconda di Leonardo non ha certo bisogno di presentazioni però, come tutti i quadri troppo famosi, rischia di passare inosservata, di inflazionarsi. In breve si potrebbe pensare che non abbia “più molto da dire“.

In realtà questo ritratto del tutto singolare di una, pare, nobildonna fiorentina, è un po’ la sintesi dell’arte di Leonardo Da Vinci assieme all’Ultima Cena.

Ci sono ancora parecchi aspetti e dettagli interessanti che non si conoscono e che l’artista ci mostra attraverso il viso di Monna Lisa Gherardini detta la “Gioconda“.

Non mi sto riferendo certo a tutte le bufale e leggende metropolitane che circolano sul suo conto (come avviene del resto anche per l’ultima Cena) , a presunti segreti innominabili che si nasconderebbero dietro il sorriso sfuggente della Gioconda, quelli li lasciamo a chi ama lavorare di fantasia. Per saperne di più guardati il mio video.

Buona visione e non dimenticare di dare un’occhiata anche ai miei ebook.

 

 

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Trascrizione del video:

Ciao sono Michelangelo Moggia e questo è Analizzare un Quadro, oggi ti presento la Gioconda probabilmente il quadro più famoso del mondo, l’immagine è talmente nota che rischi di non apprezzarla più. Invece è un’opera importantissima perché è la sintesi dell’arte di Leonardo.

Di sicuro c’è che è un ritratto di donna, realizzato intorno al 1503 e forse mai terminato. Leonardo lo portò sempre con sé e di tanto in tanto aggiungeva qualche pennellata: tanto è vero che grazie ai raggi X si è scoperto che sotto la versione attuale ce ne sono altre tre.

La donna ritratta è probabilmente tale Lisa Gherardini moglie di Francesco Del Giocondo, quindi Monna Lisa detta la Gioconda. L’identificazione non è però certa.

Ne parla ad esempio Giorgio Vasari, il primo storico dell’arte, che tra le altre cose esalta la bravura di Leonardo nel dipingere le sopracciglia della donna, ma come ben sai non ne ha. La spiegazione potrebbe essere però legata al fatto che Leonardo ritoccò e modificò il quadro più volte come abbiamo visto.

Monna Lisa, o chi per essa, è seduta di tre quarti su una sedia, ma gira la testa frontalmente verso lo spettatore: la sua posa è estremamente naturale e non ha nulla di artificioso o studiato. L’espressione è enigmatica sopratutto a causa del sorriso appena accennato e delle sguardo la cui espressione è indecifrabile.

Tutto il dipinto è caratterizzato dalla tecnica, tipica di Leonardo, dello sfumato. In pratica l’artista lavorava per velature, cioè stendeva strati di colore molto diluito uno sopra l’altro arrivando così ad ottenere una pittura estremamente morbida e sfumata.

Questo si nota sopratutto nel viso, la cui espressione è mutevole e se la guardi e riguardi più volte ti appare impercettibilmente diversa. Nel suo trattato della pittura infatti Leonardo consigliava ai pittori che dovevano eseguire un ritratto di farlo verso sera o nelle giornate di brutto tempo, quando le luci sono più deboli e i lineamenti appaiono più dolci. Scriveva così: “Pon mente per le strade sul fare della sera ai visi di uomini e di donne, quando è cattivo tempo, quanta grazia e dolcezza si vede in essi.

Questo costituisce una grande novità per la pittura dell’epoca: un ritratto, come una fotografia al giorno d’oggi, fermava l’istante, l’espressione di un momento, Leonardo invece mette sulla tela il tempo che passa e i cambiamenti che porta.

Di fatto la Gioconda è stata fonte di ispirazione per moltissimi ritratti successivi ed è un po’ il prototipo del ritratto del pieno rinascimento. L’esempio più celebre è dato da alcuni ritratti di Raffaello, ma di esempi ce ne sono diversi.

Il paesaggio alle spalle di Monna Lisa, con il quale la figura si integra perfettamente, è caratterizzato da un’atmosfera sfumata, quasi nebbiosa.

Anche in questo caso Leonardo ha applicato nel quadro la sua conoscenza e l’osservazione diretta della natura. Si tratta di cose che a noi possono sembrare ovvie, ma al tempo non lo erano per niente.

Il concetto del mutamento dovuto al tempo lo ritrovi anche qui, guardando le rocce frastagliate dall’erosione dei secoli: ecco quindi un confronto, un parallelo tra il tempo breve con i mutamenti di espressione della donna e il tempo lungo dei mutamenti dell’ambiente, della terra, delle rocce.

Leonardo è stato il primo a mettere in pratica il concetto di “prospettiva aerea”: in pratica si era accorto che gli elementi del paesaggio man mano che sono più lontani sbiadiscono, ed assumono una colorazione grigio-azzurrina, l’esempio classico è quello delle montagne: il motivo è dovuto alla quantità d’aria che sta tra l’osservatore e l’oggetto osservato.

Guarda le rocce alle spalle della Gioconda: quelle più vicine sono più scure e hanno una consistenza diversa rispetto a quelle più lontane che risultano evanescenti.

Chiudo con un particolare e una curiosità: se guardi bene noterai che ai due lati della Gioconda si vedono appena le basi di due colonne; sicuramente la donna era seduta davanti ad un parapetto in una loggia.

Il paesaggio che si vede da questo punto panoramico potrebbe essere uno scorcio della valle dell’Arno dove esiste tuttora un ponte molto simile a quello che si vede sullo sfondo e che Leonardo conosceva bene perché vi effettuò degli studi.


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5 Comments to “La Gioconda di Leonardo: analisi in video”

  1. [...] background-position: 50% 0px; background-color:#222222; background-repeat : no-repeat; } http://www.strangeart.it – Today, 4:23 [...]

  2. Miguel Ângelo scrive:

    Mona Lisa 3D
    Miguel Ângelo Design:
    “Dois pinturas da Mona Lisa (Louvre e Prado) correspondem a um par estereoscópico”
    http://miguelangelodesing.blogspot.com/2012/02/dois-pinturas-da-mona-lisa-louvre-e.html

  3. [...] continue velature e rielaborava le sue opere, l’esempio più celebre anche in questo caso è la Gioconda, così tentò di utilizzare una tecnica antica ripresa dagli scritti di Plinio. Fece quindi [...]

  4. Gino Fienga scrive:

    C’è anche un interessante libro di Pippo Lombardo, intitolato “il Silenzio della Gioconda” (edito da con-fine edizioni) che cerca di capire perché la Gioconda ancora ci interroga e che cosa c’è oggi che si muove, sotterraneamente, per corroderne l’immagine e per inabissarne l’identità artistica.

  5. Michelangelo scrive:

    Grazie per la segnalazione.

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