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Settimana della Cultura a Firenze: gli affreschi dei cenacoli
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Quello che propongo oggi è un bell’itinerario tematico per la Settimana della Cultura 2012 a Firenze per ammirare gli affreschi con l’Ultima Cena eseguiti da alcuni dei grandi artisti fiorentini del Rinascimento.

Sono in tutto quattro: il Cenacolo di Fuligno opera del Perugino,  il Cenacolo del Ghirlandaio in Ognissanti, il Cenacolo del convento di San Salvi di Andrea Del Sarto e il Cenacolo di Sant’Apollonia di Andrea Del Castagno.

Il primo della lista si trova nel convento delle terziarie francescane della beata Angela da Foligno, ovviamente nel refettorio secondo una consuetudine molto diffusa. Di solito tali affreschi simulavano un’apertura nel muro e, in alcuni casi, riprendevano le strutture architettoniche del luogo per aumentare l’effetto illusionistico. L’esempio più celebre è il L’Ultima Cena di Leonardo a Milano, ma ce ne sono tantissimi altri.

In pratica i religiosi durante i pasti avevano sempre davanti agli occhi l’Ultima Cena con Cristo e gli apostoli, in tal modo anche il pranzo e la cena diventavano un’occasione per meditare e riflettere.

Lo stesso obiettivo aveva la regola che imponeva il silenzio a tavola e per facilitare la meditazione mentre tutti i confratelli, o le consorelle, consumavano il pasto, uno di loro a turno leggeva a voce alta brani delle Sacre Scritture, delle vite dei santi o altri scritti edificanti.

Tornando al Cenacolo di Fuligno eseguito dal Perugino l’impostazione è quella classica con Cristo al centro della tavola, San Giovanni che si appoggia al suo petto chiedendo al Maestro chi è che lo tradirà e Giuda collocato, unico tra gli apostoli, all’altro lato del tavolo come uno studente davanti alla commissione della maturità.

Il traditore guarda di soppiatto lo spettatore e gli mostra il sacchetto con i trenta denari ricevuti per tradire Gesù.

Il Cenacolo di Ognissanti del Ghirlandaio è piuttosto simile nella struttura a quello del Perugino, a differenza dello sfondo che riproduce una serie di piante e alberi dall’aspetto stupendo e della gestualità degli apostoli che sono più caratterizzati e più “coinvolti emotivamente”.

La varietà di stati d’animo e atteggiamenti dei vari personaggi dell’Ultima Cena troverà poi la sua massima espressione in quella di Leonardo a Milano.

Il Cenacolo del convento di San Salvi di Andrea Del Sarto pur riprendendo, con alcune variazioni, l’impianto solito, si differenza per l’animazione che agita la scena con alcuni apostoli che si alzano in piedi, altri sbigottiti, altri che chiedono spiegazioni alla notizia che uno di loro tradirà.

Giuda è collocato non più al centro ma da un lato della lunga tavola, in ogni caso in senso “contrario” rispetto agli altri apostoli.

Il tour dei cenacoli si chiude con quello di Andrea Del Castagno nel refettorio del convento di Sant’Apollonia, caratterizzato dalla figure dalla forte volumetria che risalta sopratutto nelle grandi pieghe delle vesti.

La disposizione dei personaggi è quella consueta che abbiamo già visto nei precedenti affreschi con qualche piccola variazione. Due elementi però saltano agli occhi e caratterizzano l’Ultima Cena di Andrea Del Castagno.

Il primo è la “cornice” in cui la scena è inserita, ovvero un piccolo edificio dalle forme classiche con tanto di tetto con tegole rosse e lastre di marmo decorative alle pareti, mentre ai lati delle panche dove siedono i personaggi si trovano due sfingi, altro richiamo all’epoca classica.

La tovaglia del tavolo nel suo candore esalta l’orizzontalità della scena e la figura di Giuda, collocato come sempre dall’altro lato del tavolo, si staglia con il suo profilo arcigno che è sicuramente ripreso dalle rappresentazioni del demonio.

 

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