Strange Art
Il lato insolito dell'arte
Settimana della cultura a Milano: la Pinacoteca di Brera
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La Settimana della Cultura 2012 a Milano è piuttosto “povera”, passatemi il termine, rispetto ad esempio alle possibilità offerte da Roma o Firenze, solo per citare due tra le tante città d’arte.

Ciò non toglie che ci siano in ogni caso luoghi interessanti da visitare, tra questi voglio segnalare uno dei musei più belli d’Italia, la cui fama non è purtroppo all’altezza dei tesori che raccoglie: la Pinacoteca di Brera.

Tra i grandi musei italiani la Pinacoteca di Brera è secondo me uno di quelli relativamente meno conosciuti, eppure custodisce capolavori importanti e molto noti, che magari in tanti non sanno nemmeno che si trovano proprio lì.

Faccio una breve carrellata segnalando alcune delle opere che meritano assolutamente una sosta in “religioso silenzio” durante la visita.

Partiamo dal “Cristo morto” del Mantegna: un vero esercizio di stile in cui l’artista rappresenta con grande abilità il corpo morto del Redentore visto da una prospettiva estremamente scorciata.

Cristo è sdraiato sulla cosiddetta pietra dell’unzione dove il suo corpo senza vita viene cosparso di unguenti e preparato per la sepoltura, si nota non a caso alla destra della testa un vasetto con il balsamo profumato. Alla sinistra si vedono appena la Madonna piangente e probabilmente San Giovanni Evangelista.

Il colore del dipinto è quasi monocromo e varia dal rossiccio al marrone al grigio dando a tutta l’opera un’atmosfera di composta malinconia.

Restando in tema un altro fiore all’occhiello della Pinacoteca di Brera è la “Pietà” di Giovanni Bellini, che peraltro di Andrea Mantegna era cognato (avendo sua sorella spostato il pittore).

La Pietà di Brera è una delle prime opere del grande artista veneziano dove si vedono la Madonna e San Giovanni che sorreggono il corpo morto di Cristo sullo sfondo di un paesaggio.

Le tre figure stanno in piedi dietro ad un parapetto e sembrano voler mostrare allo spettatore i segni della Passione di Cristo; non a caso le stimmate sono bene in vista e la corona di spine è ancora conficcata sulla sua testa.

Il tratto è ancora piuttosto secco, marcato rispetto alla pittura tonale successiva che caratterizzerà lo stile di Bellini.

La mia preferita è però laPala di Brera” o “Pala Montefeltro” di Piero della Francesca, dove la Madonna, con il Bambino che dorme disteso sulle sua gambe, è circondata da un gruppo di santi e angeli, mentre inginocchiato ai suoi piedi sta il committente, colui che ha pagato l’artista e che chiede pertanto di essere rappresentato: Federico da Montefeltro duca di Urbino, ritratto come sempre di profilo perché orbo da un occhio.

Il gruppo è inserito in una grande cornice architettonica che è stata parzialmente mutilata, mentre un uovo di struzzo pende dalla volta dell’edificio ed è un richiamo alla verginità della Madonna oltre che un simbolo di vita e della creazione.

Altro piatto forte della Pinacoteca di Brera è lo “Sposalizio della Vergine” di Raffaello, ispirato ad un dipinto simile del suo maestro, Pietro Perugino, con risultati però decisamente migliori o comunque più moderni.

Al centro si vedono la Madonna e San Giuseppe uniti in matrimonio dal sacerdote sullo sfondo del tempio. L’edificio ha una  forma circolare che viene riecheggiata dall’andamento curvilineo del gruppo di persone in primo piano.

Alle spalle della Madonna c’è un gruppo di ragazze, mentre alle spalle di Giuseppe stanno i pretendenti: secondo i vangeli apocrifi per scegliere lo sposo della Madonna venne dato ad ogni pretendente un ramo secco, Dio avrebbe poi fatto fiorire quello del prescelto. Il bastone di Giuseppe infatti è l’unico fiorito e al suo fianco, nota di colore, uno dei pretendenti spezzo il proprio con rabbia.

Concludo la panoramica sulla Pinacoteca di Brera con la “Cena in Emmaus” di Caravaggio, una delle ultime opere dell’artista, dove la luce non è più il tipico fascio potente che irrompe sulla scena, ma qualcosa di più guizzante, frammentato quasi, e dove gli elementi e i personaggi sono più sobri, più essenziali.

La scena rappresenta il culmine dell’avvenimento, quando Cristo benedice il pane e si fa riconoscere dai discepoli seduti a tavola con lui. I due trattengono lo stupore e l’emozione con gesti energici. Diversi invece gli atteggiamenti dell’oste e della cameriera che osservano la scena: il primo dà l’impressione di non capire bene quello che sta accadendo, la seconda appare invece piuttosto scettica.

Io mi fermo qui ma sono tantissime altre le opere che rendono grande la Pinacoteca di Brera, segnalo ancora il Bacio” di Francesco Hayez del quale ho parlato anch’io. Per il resto buon visita e buona Settimana della Cultura 2012.

 

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1 Comment to “Settimana della cultura a Milano: la Pinacoteca di Brera”

  1. [...] Milano oltre alla Pinacoteca di Brera e al Cenacolo di Leonardo, consiglio la basilica di Santa Maria presso San Satiro progettata dal [...]

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