Strange Art
Il lato insolito dell'arte
Settimana della Cultura a Napoli: il museo di Capodimonte
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Per la Settimana della Cultura 2012 a Napoli la mia prima scelta è il Museo di Capodimonte ospitato nell’omonima reggia.

Si tratta del museo più importante dell’Italia Meridionale dove sono conservate opere fondamentali della storia dell’arte, ma la visita non si esaurisce alla galleria, perché c’è la possibilità di visitare anche il parco, dove peraltro si trovano anche alcune strutture storiche come la fabbrica di porcellane, l’eremo dei cappuccini e il Casino della Regina.

Tra i quadri custoditi nella galleria ce n’è uno in particolare che mi piace tantissimo, è la “Crocifissione” di Masaccio. E’ un dipinto a tempera su tavola che faceva parte del grande Polittico di Pisa, opera grandiosa del pittore toscano che venne smembrata nel ‘700.

La tavola con la crocifissione era posta nella parte superiore del polittico e questo spiega perché la figura di Cristo ha la testa incassata nelle spalle da sembrare quasi senza collo. Masaccio, considerando che l’immagine veniva vista dal basso verso l’alto, cercò di scorciare in prospettiva il corpo di Gesù, con un risultato però non del tutto riuscito.

A fianco della croce ci sono la Madonna e San Giovanni, il cui gesto di dolore composto è sottolineato dal blu intenso del braccio destro. Non si trattiene per niente invece la Maddalena inginocchiata ai piedi della croce: compie un ampio gesto teatrale in cui esprime un dolore lacerante; anche la veste di un rosso acceso e il giallo intenso dei lunghi capelli biondi danno una forte carica emotiva a questa figura.

Le braccia della Maddalena formano la sagoma di un calice che raccoglie il sangue di Cristo che cola, un riferimento al calice dell’Ultima Cena dove il vino venne trasformato appunto in sangue.

In cima alla croce c’è un piccolo albero, che in questo caso è un simbolo di rinascita perché dal legno della croce rinasce la vita e una nuova speranza.

Proseguendo nella visita tra i tanti capolavori, osserva l’atmosfera di intrigo, cupa ed opprimente che si respira nel quadro di Tiziano con Paolo III e i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese. Il vecchio papa, pur ingobbito dal peso degli anni, ha un espressione viva ed astuta, quasi diffidasse del nipote Ottavio alla sua destra che lo saluta con un inchino che suona un po’ falso.

L’altro nipote, il cardinale Alessandro Farnese non sembra partecipare al dialogo tra i due ma guarda con aria decisa verso l’osservatore, conscio del suo ruolo e del suo rango.

Con Peter Bruegel il vecchio si cambia completamente stile e registro. Al museo di Capodimonte ci sono due opere dell’artista fiammingo, tra le due spicca la “Parabola dei ciechi”.

Il soggetto del quadro si riferisce alla parabola raccontata da Gesù nei Vangeli in cui si dice che se “un cieco guida un altro cieco entrambi cadranno in un fosso”.

Bruegel raffigura con molto realismo, ma con un certo accento caricaturale, le figure dei ciechi in fila indiana, disposti lungo una diagonale discendente che denota instabilità e mostra tutte le fasi della caduta, dal primo che è già con le gambe all’aria, al secondo che sta ruzzolando trascinandosi dietro tutti gli altri.

L’ultima opera che segnalo, tra le più importanti della galleria, è la Flagellazione di Cristo” di Caravaggio. La scena come al solito è occupata principalmente dagli uomini che emergono dal buio grazie alla luce radente, mentre non sono visibili elementi di sfondo ad eccezione della colonna dove Gesù viene legato che è comunque appena accennata.

Il corpo di Cristo è illuminato in pieno dalla luce che scolpisce e ne evidenzia i muscoli, mentre l’uomo a destra è intento a legarlo con forza, nota il segno che lasciano le corde che stringono sulle braccia.

L’aguzzino di sinistra ha un espressione crudele e rabbiosa e mentre si prepara a colpire Cristo con le sferze, lo tira malamente per i capelli per fargli alzare la testa.

Il terzo sgherro infine è inginocchiato a terra e prepara il suo strumento di tortura legando con una corda il fascio di ramoscelli flessibili per la flagellazione.

 

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1 Comment to “Settimana della Cultura a Napoli: il museo di Capodimonte”

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