Strange Art
Il lato insolito dell'arte
La natura morta nell’arte – le origini
  • Sharebar

La natura morta è un genere pittorico basato sulla raffigurazione di oggetti, di solito frutti, fiori, vasi, cibi, libri, strumenti musicali, anche se talvolta la fantasia degli artisti ha creato opere con ogni sorta di cose.

La natura morta, come genere pittorico a sé stante, nasce alla fine del ‘500, quando avviene la cosiddetta “differenziazione dei generi”. Mi spiego meglio.

In pratica fino a quel periodo la pittura di storia, che poi era la quasi totalità della pittura, rappresentava soggetti di questo tipo:

 

* Scene religiose tratte dalla vita di Cristo, dei santi o da episodi della Bibbia.

* Avvenimenti storici importanti.

* Episodi tratti dalla mitologia greca e romana.

 

C’era poi il ritratto che aveva anche una funzione pratica: diffondere l’immagine del re, del papa, del nobile, del condottiero o comunque dell’uomo (e della donna) di grande prestigio sociale.

Con la fine del ‘500 si assiste alla nascita di altri generi diversi oltre a quelli canonici: il paesaggio, la natura morta e la pittura di genere, ovvero la pittura che rappresenta scene di vita quotidiana.

Mentre la scena di genere rappresenta una novità assoluta e nasce nel nord Europa, la natura morta e il paesaggio esistevano già in precedenza ma non avevano vita propria; nel senso che erano dettagli, sfondi, elementi comunque decorativi o secondari della pittura di storia.

Con artisti come il cremonese Vincenzo Campi la natura morta comincia ad acquisire una parziale autonomia, anche se all’interno delle sue opere c’è sempre la presenza di figure umane, sebbene il loro ruolo sia tutto sommato secondario. Mentre il centro della scena e dell’attenzione è spesso occupato dalla frutta, dai cibi, dai pesci, dalle carni.

Tutti elementi che vengono messi in bella mostra allo stesso modo di un commerciante che cerca di esporre la propria merce per invogliare a comprare.

Un altro precursore della natura morta è stato Annibale Carracci con la sua “Bottega del macellaio” che risale al 1585; anche qui gli uomini hanno, da un punto di vista pittorico, quasi la stessa importanza dei quarti di bue presente sulla scena.

 

I primi esempi di natura morta

In Italia il primo esempio in assoluto di natura morta come dipinto a sé stante, è il piccolo quadro con le pesche del pittore milanese Ambrogio Figino, realizzato tra il 1591 e il 1594. Segue a ruota, nel 1596, la natura morta di Caravaggio, la celebre “Canestra di frutta”, dipinta con il consueto realismo tipico del’artista. La luce che illumina la composizione pone in evidenza alcuni segni di decadimento della frutta, come il buco del verme, metafora della caducità della vita: un tema molto ricorrente nei quadri di nature morte.

Furono parecchi i pittori che si dedicarono quasi esclusivamente a questo particolare genere pittorico creando quadri poetici e affascinanti, tra questi spicca una donna, la milanese Fede Galizia.

A proposito di questa artista lo storico dell’arte Flavio Caroli scrive: “La Galizia delega gli oggetti a rappresentare il suo mondo interiore, attraverso una meditazione formale rigorosissima, con virtuosismi nell’uso della luce. Siamo in presenza di un’artista eccelsa tout court”.

I suoi quadri con frutta sono allo stesso tempo semplicissimi e perfettamente calibrati nella loro sobrietà; anche qui il riferimento al tempo che scorre inesorabile è presente ma appena accennato: un piccolo fiore che sta appassendo, una mela aperta che si ossida; è sussurrato con garbo e non sbattuto in faccia con brutalità come avviene con tutto l’apparato di teschi, fiori secchi, cibi in putrefazione e altre diavolerie tipiche delle “Vanitas”.

Tra gli altri artisti specializzati nella natura morta, spicca Evaristo Baschenis, musicista oltreché pittore, tanto che uno dei suoi soggetti preferiti, che peraltro l’ha reso famoso, è quello degli strumenti musicali che diventano i veri protagonisti della scena, in assoluta assenza di figure umane.

Di solito sono disposti in apparente disordine su tavoli o altri mobili, con l’aggiunta di spartiti e qualche sporadico frutto. In questi dipinti c’è un’atmosfera sospesa, con un senso di mistero e inevitabilmente un riferimento alla bellezza effimera che è rappresentata dalla musica.

La musica ha una durata ben precisa e una volta che si è conclusa restano solo gli strumenti che l’hanno generata, ormai abbandonati in disordine come oggetti privi di funzione.

 

La Vanitas

Un discorso a parte merita il sottogenere dellaVanitas”, ovvero la natura morta con espliciti riferimenti alla brevità e alla caducità della vita. In questo tipo di quadri ci sono elementi ricorrenti più o meno allusivi come per esempio il teschio, la clessidra, la candela spenta, i fiori appassiti o recisi, la frutta che sta marcendo o altri cibi in evidente via di deterioramento.

E’ un genere non molto diffuso in Italia, dove pure esiste il riferimento alla fine dell’esistenza, ma, come abbiamo visto, è meno esplicito, più sfumato. Mentre il massimo della diffusione si ha in Olanda e in misura minore in Francia, Spagna e altri stati europei.

Il suo successo è legato sopratutto alla precarietà della vita all’epoca, minacciata costantemente dall’incubo delle epidemie di peste e altre malattie letali e dalle guerre spesso interminabili, che devastavano il continente europeo, pertanto tali opere fungevano da monito per vivere in modo retto e timorato di Dio.

 

Ti è piaciuto questo articolo? Allora guarda anche i miei ebook

 

 


Articoli correlati:

Commenti

Powered by Facebook Comments

Tags: , , , , , , , , , , ,

2 Comments to “La natura morta nell’arte – le origini”

  1. Le origini della natura morta in pittura dalla Canestra di frutta di Caravaggio alle Vanitas del ’600.

  2. [...] su strangeart.it: La natura morta è un genere pittorico basato sulla raffigurazione di oggetti, di solito frutti, [...]

Leave a Reply