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Olympia di Manet: analisi e descrizione in video
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Olympia di Edouard Manet è il ritratto di una prostituta realizzato dall’artista sulla falsariga della Venere di Urbino di Tiziano Vecellio.

Di certo Manet quando realizza quest’opera ha sicuramente presente anche una delle opere più famose di Goya: la sensualissima Maja Desnuda disposta anch’essa distesa su un letto mentre si mostra in tutta la sua prorompente bellezza senza, il minimo accenno di pudore.

Olympia fu esposta al Salon di Parigi del 1865 e nonostante venne relegata in un angolo seminascosto suscitò molte polemiche per la volgarità del soggetto. Manet del resto non era nuovo a problemi di questo genere, basti pensare a “Le Dejeuner sur l’herbe”, dove peraltro pare che la modella fosse la stessa.

 

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Trascrizione del video:

Ciao da Michelangelo Moggia e bentornato su Analizzare un quadro,
il capolavoro di oggi è opera di Edouard Manet, grande artista francese più o meno contemporaneo agli impressionisti, ma che dell’Impressionismo non volle mai fare parte.

Olympia è un olio su tela del 1863 che raffigura una donna completamente nuda distesa su un letto, vicino a lei c’è una serva di colore che le porta un mazzo di fiori e un gatto nero dall’aria parecchio stralunata ai piedi del letto. Guardandolo si direbbe pronto ad avventarsi su chi guarda.

Cosa ha voluto rappresentare Manet con questo dipinto? Nè più né meno che una prostituta sul “luogo di lavoro”, che riceve un mazzo di fiori da qualche cliente evidentemente soddisfatto dei suoi servizi.

E’ un dipinto di un realismo crudo, in cui viene mostrata questa donna minuta, dall’espressione un po’ volgare, che non ha problemi, né alcun imbarazzo a mostrarsi così com’è anche con le sue imperfezioni. Olympia non rappresenta infatti l’incarnazione della bellezza: ha un accenno di doppio mento, un collo tozzo, le gambe piuttosto corte, anche se nell’insieme ha qualcosa di intrigante.

Al di là della rappresentazione realistica se guardi bene questo quadro dovrebbe venirti in mente qualcosa, ti ricorda niente?

L’artista si ispira e rielabora un quadro famoso del quale ho parlato tempo fa in un video: la Venere di Urbino di Tiziano. Che Manet conoscesse quell’opera non ci sono dubbi visto che ne realizzò anche un copia.

Se guardi i colori noterai che sono i soliti, ed anche la struttura del quadro: la posizione delle due donne è molto simile, i letti dove sono distese hanno più o meno la stessa forma. Alle loro spalle la tenda divide il quadro nello stesso punto e in entrambi i quadri ed i colori sono i medesimi: rosso e verde.

Certo Olympia è una moderna “Venere” e in qualche modo fa da contraltare al quadro di Tiziano: al posto di una nobildonna in attesa di essere vestita dalle serve c’è una prostituta in attesa del prossimo cliente, al posto del placido cagnolino addormentato, simbolo di fedeltà, c’è un gatto nero pronto a saltare, un riferimento probabilmente alla vita dissoluta di Olympia. Al posto della dimora nobiliare, l’interno di una casa di tolleranza.

Inutile dire che all’epoca il dipinto fece scandalo: la rappresentazione del nudo, era tollerata, anzi apprezzata, in dipinti con soggetti mitologici o magari ambientati in epoche lontane o in luoghi remoti, come il leggendario  Oriente, ma con non poca ipocrisia, non era ammissibile in un contesto attuale senza il pretesto di rappresentare una storia o un episodio mitologico. Lo stesso problema Manet lo ebbe anche per un altro suo quadro celebre: “Le Dejeuner sur l’erbe”, la Colazione sull’Erba, dove due uomini fanno una sorta di pic-nic su un prato con una donna nuda.

 

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