Strange Art
Il lato insolito dell'arte
La Venere di Urbino di Tiziano: Analisi in video
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Con la Venere di Urbino, Tiziano Vecellio ha messo su tela una delle donne più seducenti della storia dell’arte. Il committente stesso, Guidobaldo Della Rovere, futuro duca di Urbino, nel 1538 intimò al suo ambasciatore a Venezia di non tornare da lui senza la “donna nuda” che aveva commissionato tempo prima a Tiziano. L’opera, può sembrare strano, era destinata alla sua giovane moglie, per istruirla sulla vita matrimoniale.

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Trascrizione del video:

Ciao da Michelangelo Moggia e benvenuto su AnalizzareunQuadro.

Il dipinto di oggi è uno dei capolavori di Tiziano Vecellio e si contraddistingue per la sua sensualità. Prova a guardare la scena dimenticando per un attimo il titolo e il soggetto: hai davanti una nobildonna nuda, sdraiata sul letto, probabilmente appena svegliata in attesa che le sue serve che si vedono sullo sfondo le portino i vestiti.

La donna ha una posa molto sensuale: con una mano si copre il pube, con l’altra regge un mazzetto di fiori che lascia languidamente cadere sul materasso.

La sensualità della scena è accresciuta dal letto disfatto, dal colore caldo e chiaro del corpo di Venere, e dal suo sguardo provocante che punta dritto all’osservatore. Diciamo che in una situazione reale ci sarebbero pochi dubbi sulle sue intenzioni, ma questo è un altro discorso.

Se guardi con attenzione non vedi quasi niente che indichi che ci troviamo di fronte ad una Venere, se non la bellezza e la nudità della donna. Di solito dipingere Venere, la dea dell’amore, o altri personaggi mitologici, era un espediente, un pretesto usato dai pittori per giustificare in qualche modo la raffigurazione di soggetti erotici.

Questo quadro però venne dipinto con uno scopo preciso. Per scoprirlo partiamo dal committente: Guidobaldo II Della Rovere duca di Urbino che voleva istruire la giovanissima moglie Giulia Varano di 14 anni, sul significato del matrimonio.

L’erotismo evidente del dipinto si spiega perciò considerando i doveri matrimoniali della moglie nei confronti del marito, ma questo erotismo esplicito è moderato dal cagnolino che dorme ai piedi di Venere: il cane era il simbolo per eccellenza della fedeltà, ovvero la fedeltà tra i coniugi.

I fiori che la donna tiene in mano ammoniscono invece sul fatto che la bellezza è destinata ad appassire e dura poco, mentre la serva che osserva la bambina mentre rovista nel cassone è un augurio di maternità.

Sul davanzale della finestra si vede quella che dovrebbe essere una pianta di mirto, pianta sacra a Venere e simbolo di verginità e di purezza, che i romani usavano per adornare la testa delle spose.

Questo è in sintesi il significato dell’opera. Ma dal punto di vista della forma come stanno le cose?

Il primo piano è occupato interamente dalla figura distesa di Venere che in questo modo si mostra in tutta la sua bellezza. Il quadro è praticamente diviso in due metà dalla parete scura ( o dal tendaggio non si capisce con esattezza) che fa risaltare il corpo di Venere, mentre nella seconda metà si apre la prospettiva della stanza con la finestra, le colonne e uno scorcio di cielo.

La figura della Venere però non è farina del sacco di Tiziano, perlomeno non completamente, è ripresa infatti dalla Venere dormiente di Giorgione, amico e maestro di Tiziano morto nel 1510. Come vedi la posizione del corpo è quasi identica, anche se il paesaggio ed il tono generale del quadro sono molto diversi. Peraltro pare che Tiziano abbia contribuito a completare questo quadro lasciato incompiuto da Giorgione, realizzando il paesaggio di sfondo ed il lenzuolo in primo piano.

 

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5 Comments to “La Venere di Urbino di Tiziano: Analisi in video”

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