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Tintoretto: opere e stile
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Lo spunto per parlare delle opere del Tintoretto me lo offre la mostra in corso a Roma alle Scuderie del Quirinale, dove sono esposte alcune delle tele più importanti dell’artista.

Jacopo Robusti detto il Tintoretto è stato uno dei più grandi pittori veneziani del ‘500 della generazione successiva a Tiziano, con il quale si trovò comunque in competizione per un certo periodo.

Il Tintoretto è un po’ diverso dai suoi predecessori, perché le sue fonti di ispirazione non vengono solo dalla Laguna, ma anche e sopratutto dagli artisti tosco-romani, in particolare Raffaello e sopratutto Michelangelo.

Le sue figure, eseguite con grande rapidità e sicurezza, al punto che venne soprannominato il “Furioso“, hanno un solido disegno di base, a differenza degli artisti veneti più “ortodossi” come per esempio Tiziano e Giorgione che plasmavano le loro figure con il colore.

Il soprannome “Furioso” gli deriva però anche da altre sue caratteristiche peculiari, come l’uso della prospettiva e della luce. Nelle sue opere Tintoretto utilizza infatti delle inquadrature insolite, con il punto di vista dell’osservatore che spesso viene posto più in basso rispetto alla scena oppure anche in posizione rialzata in modo che la visione muova dall’alto verso il basso. A questo si affiancano spesso scorci piuttosto vertiginosi che portano l’occhio di chi guarda a compiere dei veri e propri salti per seguire la lettura dell’opera.

Per esempio nell’Ultima Cena di San Giorgio Maggiore il tavolo, collocato in posizione obliqua, trascina lo sguardo dello spettatore fino al centro del dipinto, e della tavola, dove c’è Cristo ritratto nel momento saliente della scena. La sua testa è circondata da un intenso alone di luce che assomiglia ad un lampo e  rende la scena più drammatica: il fatto che si tratti di una luce soprannaturale è sottolineato dalla maggiore intensità di quest’ultima rispetto a quella del lucernario che pende dal soffitto.

L’utilizzo della luce per illuminare le parti salienti di un’opera è l’altra grande novità della pittura di Jacopo Robusti. A maggior ragione perché si accompagna a dei toni generalmente scuri e cupi.

Le stesse caratteristiche si ritrovano per esempio in un’altra celebre opera del Tintoretto,  il “Miracolo dello Schiavo” in cui si vede San Marco che con il suo intervento miracoloso salva dal supplizio uno schiavo. Il santo plana letteralmente sulla folla sottostante, visto da dietro con uno scorcio veramente ardito. La sua testa è circondata dallo stesso alone luminoso del Cristo nell’Ultima Cena.

Al di sotto, in posizione quasi speculare a San Marco c’è lo schiavo sdraiato a terra e circondato da una folla in agitazione che è come mossa da un’onda. Il tutto ha un effetto molto teatrale, e sembra quasi che si svolga in un palcoscenico: anche lo sfondo ricorda quello di un teatro.

Per queste prospettive, l’utilizzo della luce e per l’attenzione alla rappresentazione della scena Tintoretto si può considerare un precursore del Barocco, lo stile dominante nell’arte del ‘600.

Anche nel “Ritrovamento del corpo di San Marco” ricorre l’adozione di una prospettiva vertiginosa e l’utilizzo della luce che abbiamo già visto. La particolarità di quest’opera è la raffigurazione contemporanea di vari momenti dell’episodio miracoloso, come avveniva nella pittura medievale in cui non si teneva conto della coerenza spazio-temporale.

Chiudo questa breve rassegna di opere del Tintoretto con la celebre “Susanna e i vecchioni”, ispirata ad un’episodio biblico tratto dal libro di Daniele, molto sfruttato dagli artisti di ogni epoca perché permetteva di rielaborare in chiave erotica un esempio di virtù.

In sostanza Susanna, una donna ebrea, viene sorpresa mentre fa il bagno da due anziani giudici. I due la ricattano: “o si concede a loro, oppure diranno di averla colta in flagrante adulterio”. Lei rifiuta e a seguito di questo viene condannata a morte come adultera, ma l’intervento miracoloso del profeta Daniele la salva e fa condannare i due calunniatori.

Nell’opera del Tintoretto però, come spesso accadeva, è la bellezza della donna che viene messa in risalto; Susanna espone allo sguardo il suo prosperoso corpo nudo in uno splendido giardino. Davanti a lei si trova una siepe vista con il consueto scorcio e ai due lati di questa spuntano i due vecchi attratti dalla sua bellezza.

In questo dipinto le luci sono più morbide e meno drammatiche rispetto ad altre opere del Tintoretto, ma comunque anche qui un fascio di luce abbastanza intenso illumina e mette in risalto il centro di attrazione del quadro: il corpo di Susanna.

 

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5 Comments to “Tintoretto: opere e stile”

  1. Marina consaga scrive:

    Meraviglioso commento. la sottoscritta,innamorata di Venezia e dei suoi pittori ,ti ringraziano. A maggio vado a Roma a vedere la mostra di Tintoretto. Sara’ un emozione

  2. Michelangelo scrive:

    Grazie a te Marina, e buona visita :-)

  3. [...] background-position: 50% 0px ; background-color:#222222; background-repeat : no-repeat; } http://www.strangeart.it – Today, 11:26 [...]

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