Una macchina che digerisce e maiali tatuati come opere viventi: l’universo di Delvoye è una sfida continua alle nostre certezze
Il lavoro di Wim Delvoye, artista belga noto per il suo gusto per l’assurdo e il tecnologico, è un laboratorio continuo di idee che sfidano logica, etica e percezione.

Basta sfogliare il suo sito per accorgersi che si muove su un confine molto sottile: quello che separa il gioco dalla critica sociale, la provocazione dall’intelligenza concettuale. Tra i progetti più sorprendenti spiccano Cloaca, la macchina che produce escrementi, e Art Farm, l’allevamento di maiali tatuati. Due opere che, dietro il lato bizzarro, nascondono intuizioni profonde.
Cloaca: la macchina che digerisce per davvero
A prima vista sembra un esperimento di bioingegneria fuori controllo, ma Cloaca è una scultura perfettamente funzionante progettata per imitare il sistema digestivo umano.
Si inserisce del cibo da un lato, lo si osserva attraversare camere, tubi e reazioni chimiche, e alla fine la macchina “espelle” escrementi veri.
L’intuizione nasce da un pensiero che Delvoye ripete spesso: la società moderna è piena di oggetti inutili, prodotti solo per esistere. Cloaca non finge: è un macchinario completamente inutile, progettato per trasformare risorse in rifiuti. Un commento feroce e lucidissimo sulla nostra epoca.
Nel tempo è stata realizzata in molte varianti, esposte nei principali musei del mondo e vendute a cifre enormi, ribaltando ironicamente il concetto stesso di “spreco”.
Art Farm: maiali tatuati tra etica e provocazione
Ancora più controverso è il progetto Art Farm. Delvoye decide di tatuare maiali veri: non per crudeltà, ma per spostare il discorso sulla proprietà del corpo, sul valore del marchio e sul rapporto tra arte e mercato.
A prima vista sembra l’ennesima provocazione scandalosa, ma la realtà è più complessa.
L’artista spiega che i maiali vengono sedati, depilati e trattati con vaselina prima di procedere al tatuaggio, senza dolore o stress. Le condizioni di vita? Migliori di qualunque allevamento tradizionale. In Cina Delvoye ha creato un allevamento dedicato dove gli animali crescono tranquilli, curati e soprattutto senza alcun rischio di finire macellati.
In un’intervista ha dichiarato di essere affascinato dall’idea che i tatuaggi, crescendo con il corpo del maiale, ne aumentino il valore economico: un paradosso che mette a nudo la logica del mercato dell’arte molto più di mille saggi teorici.
Provocare per pensare
Il vero tratto distintivo di Delvoye è la sua capacità di rendere tangibili concetti difficili: l’inutilità produttiva, la commercializzazione del corpo, il valore attribuito agli oggetti.
Cloaca e Art Farm non cercano consenso: chiedono allo spettatore di interrogarsi su cosa definisca davvero il confine tra arte, mercato ed etica. Il risultato è un’opera che non si limita a stupire, ma resta addosso come una domanda aperta.





